L’Osservatorio

Sondaggio, gli italiani comprano made in Italy per sostenere la nostra economia

Oltre l'80% degli italiani considera importante acquistare solo prodotti made in Italy per sostenere la nostra economia in questa fase di grande difficolta' legata all'emergenza Covid-19. Il dato emerge dalle risposte a un sondaggio condotto, alla fine della scorsa settimana, nell'ambito dell'Osservatorio Coronavirus nato dalla collaborazione tra Swg e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall'emergenza in corso. L'importanza dell'acquisto di soli prodotti made in Italy e' stata espressa dall'82% del campione, con la percentuale piu' alta (86%) registrata nel ceto medio, seguito a ruota dal ceto medio-basso (82%) e, a maggiore distanza, dal "ceto popolare" (72%)

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Istat traccia la mappa dei lavoratori attivi malgrado il lockdown

Oltre la meta' dei lavoratori dell'industria e dei servizi privati (credito escluso) va al lavoro anche in tempo di lockdown. Si tratta del 55,7%. A stimarlo e' l'Istat, che traccia una mappa delle attivita' "sospese" e "attive", senza considerare lo smart working. In "molte Regioni del Mezzogiorno oltre la meta' dei comuni fanno registrare una quota di addetti appartenenti ai settori aperti superiore al valore medio nazionale", si sottolinea. Succede in Basilicata, Sicilia e Calabria. Guardando ai comuni, oltre la media anche Genova (69,6%), Roma (68,5%) e Milano (67,1%).
L'Istat mette in fila, infatti, i primi 100 comuni per quota di apertura, tendendo conto di quelli con altre 10 mila abitanti. "Al primo posto - si legge - troviamo Priolo Gargallo della Provincia di Siracusa (82,3% di addetti impiegati in settori aperti), segue al secondo posto il comune di Rutigliano in Provincia di Bari con il 79,2% di addetti nei settori aperti. Il primo comune del Nord occupa la quinta posizione e si tratta di Somma Lombardo in provincia di Varese (77,2% di addetti). Da sottolineare al terzo posto il Comune di Fiumicino, che grazie alle attivita' dei trasporti aerei fa registrare una quota di addetti in settori aperti del 78,4%". L'Istituto di statistica stila anche la classifica dei 100 comuni in base alla quota di addetti inclusi in comparti sospesi. In testa c'e' Valenza in provincia di Alessandria con il 79,2% di addetti. "Nelle prime cinque posizioni tre comuni sono delle Marche, due della provincia di Fermo (Montegranaro al secondo posto con il 79,0% di addetti e Sant'Elpidio a mare con il 77,2%) e uno in provincia di Ancona (Castelfidardo con il 75,4% di addetti in settori sospesi)", fa notare l'Istat. Ecco che, evidenzia, "per trovare un comune del Mezzogiorno bisogna arrivare alla tredicesima posizione, con il Comune di Atessa della Provincia di Chieti (72,3% di addetti che appartengono ai settori sospesi)"

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Coldiretti-Ixè: un italiano su 5 posta selfie con i piatti di Pasqua

Quasi 1 italiano su 5 (18%) ha mandato ad amici e conoscenti, o messo sui social, selfie con immagini dei piatti che ha preparato o portato in tavola durante il lungo weekend di festa. E' quanto emerge dall'indagine Coldiretti/Ixè sulla Pasqua degli italiani al tempo del coronavirus che evidenzia come la quarantena abbia amplificato la voglia di comunicare anche con scatti compulsivi con i telefonini per immortalare quello che c'è in tavola postando poi il tutto sui social network o usando chat per diffondere i risultati della propria o altrui fatica. Un boom favorito dal ritorno degli italiani ai fornelli con la chiusura forzata tra le mura domestiche ma anche dalla necessità di colmare il vuoto lascito dal distanziamento sociale che ha ridotto - evidenzia la Coldiretti - il numero delle persone a tavola per la festa, con una media di poco superiore alle 3 per ogni casa a Pasqua, con le mega riunioni di famiglia con zii, cugini, parenti e amici che restano un ricordo del passato. Con la chiusura forzata al pubblico di ristoranti, trattorie e agriturismi e le limitazioni imposte dall'emergenza le famiglie hanno fatto scorte di pasta, carne, farina, uova, lievito e tutti gli ingredienti per lavorare tra i fornelli impiegando in media un'ora e mezza per mettere in tavola il pranzo di Pasqua. Ma fra quelli che hanno scelto di dedicarsi alla cucina c'è - continua la Coldiretti - un 18% di appassionati che ha deciso di spendere da una a due ore di tempo ai fornelli e poi c'è una quota di maratoneti della cucina che supera le 3 ore per portare in tavola piatti di ogni tipo

 

foto di repertorio

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Banca d’Italia fa i conti in tasca alle famiglie

 "La diffusa sospensione dell'attività economica per le misure di contenimento inciderà significativamente sulla capacità delle famiglie europee di fare fronte autonomamente alle proprie esigenze economiche nelle settimane a venire". E' l'analisi dei ricercatori della Banca d'Italia sugli effetti del Coronavirus che parla di "profonde ricadute sulle opportunità lavorative e la capacità reddituale di larga parte della popolazione". Il prolungarsi delle restrizioni e dello stop della attività produttiva "acuirebbe situazioni di disagio economico preesistenti e ne creerebbe potenzialmente di nuove". La quota di popolazione che vive in famiglie a rischio di povertà (reddito insufficiente) o finanziariamente povere (ricchezza finanziaria insufficiente) varia considerevolmente tra i diversi Paesi europei. Mentre la quota di popolazione in povertà di reddito è compresa tra il 15 e il 30 per cento, la diffusione della povertà finanziaria varia in misura molto più marcata, interessando tra il 15 e l'80 per cento delle popolazioni nazionali. In Italia e in Spagna, i Paesi europei al momento più colpiti dal contagio, poco più del 40 per cento della popolazione è finanziariamente povera. In Francia e in Germania è finanziariamente povero rispettivamente circa il 40 e il 33 per cento della popolazione. Per gli autori dello studio, si può ritenere che nell'immediato, a parità di risorse economiche, le pressioni finanziarie siano maggiori per le famiglie che non possiedono l'abitazione di residenza. In Spagna un quinto della popolazione vive in famiglie finanziariamente povere il cui principale percettore trae il suo reddito da impieghi più a rischio (lavoro dipendente a tempo determinato, autonomo) o è prevalentemente senza lavoro. In Italia e in Francia la quota è pari al 17 e al 14 per cento, e scende a un decimo in Germania. La grande quota di famiglie proprietarie di casa in Italia riduce gli effetti negativi del blocco economico del coronavirus, sottolineano i ricercatori. In Germania e in Francia un quarto della popolazione è finanziariamente povera e vive in affitto. Nel Belpaese lo è poco meno di un quinto della popolazione e in Spagna poco più di un decimo. Ma lo studio rileva anche che la diversa esposizione a rischi di reddito delle famiglie finanziariamente povere nei Paesi al momento più colpiti dal contagio è però compensata dal diverso grado di vulnerabilità connesso con l'ottenimento di servizi abitativi. Ne emerge un quadro di incertezza che potrà tradursi in minore pulsione ai consumi. L'Istat, intanto, segnala che nel 2019 la propensione al risparmio delle famiglie sale all'8,2% e il loro potere d'acquisto aumenta dello 0,6%, confermando tuttavia la tendenza al rallentamento della crescita già presente negli anni precedenti. Per il Codacons i dati "attestano in modo inequivocabile il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie" nell'anno passato e "risulteranno assai peggiori nel 2020" con la pandemia: perché "a fronte di una inflazione estremamente bassa nel 2019 e pari allo 0,6%, il potere d'acquisto delle famiglie subisce un netto rallentamento, aumentando appena del +0,6% - spiega il presidente Carlo Rienzi -. E non va meglio per i consumi delle famiglie, con una spesa che passa dal +1,8% del 2018 al +0,9% dello scorso anno"

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Aumenta la propensione al risparmio delle famiglie

 Nel 2019 la propensione al risparmio delle famiglie aumenta lievemente all'8,2% e il loro potere d'acquisto aumenta dello 0,6%, confermando tuttavia la tendenza al rallentamento della crescita gia' presente negli anni precedenti. Lo rileva l'Istat. Nel 2019 le famiglie consumatrici hanno risparmiato l'8,2% del loro reddito disponibile, una quota soltanto lievemente superiore a quella dell'anno precedente (8,1%). La loro spesa per consumi, in termini correnti, aumenta dello 0,9%, in decisa decelerazione rispetto all'1,8% del 2018 e con una dinamica inferiore a quella del reddito disponibile (+1,1%). A favorire la tenuta di quest'ultimo sono state le retribuzioni (+1,8% rispetto al 2018), il reddito distribuito dalle piccole imprese cresciuto dell'1,2% e le prestazioni sociali ricevute, aumentate del 3,5% rispetto al 2018 anche per l'introduzione delle misure relative alla 'quota 100' e al 'reddito di cittadinanza'. Al contrario le imposte correnti pagate hanno mostrato un incremento di quasi 6,7 miliardi di euro rispetto all'anno precedente (+3,2%). Il potere d'acquisto delle famiglie, ossia il reddito disponibile in termini reali, aumenta nel 2019 dello 0,6%, confermando il rallentamento della crescita in atto dal 2017. I redditi da capitale netti hanno subito una contrazione di circa 1,9 miliardi di euro; l'aumento della quota di reddito misto distribuita dalle famiglie produttrici non ha compensato la forte contrazione di oltre 4 miliardi dei redditi netti che le famiglie ricevono dai loro investimenti finanziari (interessi, dividendi, quote di fondi comuni e altri). Anche gli altri redditi distribuiti dalle societa' e dalle quasi societa' sono risultati di circa 550 milioni di euro inferiori all'anno precedente

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Cambiano gli acquisti alimentari degli italiani

Trovaprezzi.it, il comparatore di prezzi online leader in Italia, con l'Osservatorio vini, bevande e alimenti, ha evidenziato come sono cambiati gli acquisti online degli italiani durante la pandemia prendendo in esame i dati registrati dal 10 febbraio al 29 marzo 2020. I primi segnali di cambiamento nelle tendenze si avvertono confrontando la settimana 9-15 marzo con i dati raccolti nella seconda settimana di febbraio 2020 (10-16, fuori emergenza Covid-19): si evidenzia una crescita di interesse nelle categorie acqua succhi e bibite (+57%), thè caffè e solubili (+50%) e pasta pane e farina (+29%), seguite da salumi (+25%) e infine sughi e salse (+13%). Nelle due settimane successive (16-22 marzo e 23-29 marzo) si registra un vero e proprio boom per tè, caffè, pasta e farina. Ma non solo: in molti si sono dedicati alla ricerca di dolci e confetture, e non è mancato l'interesse nei confronti di prodotti biologici, alimenti senza glutine e cibo per chi soffre di intolleranze alimentari. Analizzando il traffico della categoria dedicata ai vini è stata rilevata una crescita del 5% nel bimestre febbraio-marzo 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, per un totale di quasi 375mila ricerche. Nella classifica delle aree con maggiori ricerche online si distinguono le piccole regioni del Centro e del Sud Italia, che si affiancano a quelle del Nord sempre in grado di tener fede alla propria passione anche in questo periodo difficile.

 Tra le regioni del Centro-Nord più attive, il Piemonte ha fatto registrare una crescita del 13% nel mese di febbraio 2020 e del 26% durante marzo (rispetto agli stessi mesi del 2019), mentre il Veneto ha registrato aumenti più lineari (+17% e +15%) nelle stesse settimane. Trentino Alto-Adige (+37%), Toscana (+28%) e Lombardia (+14%) hanno mostrato invece degli incrementi rilevanti nelle ricerche del mese di febbraio. Spostandoci al Centro-Sud, il primato in queste ultime settimane spetta all'Abruzzo, dove si è registrata una crescita del 69% nel mese di febbraio e del 92% nel mese di marzo (rispetto agli stessi mesi del 2019), e alla Basilicata (+40% a febbraio e +92% a marzo). Mentre Puglia (+30%), Sardegna (+30%) e Marche (+26%) mostrano gli incrementi più rilevanti delle ricerche soprattutto dall'inizio del lockdown. Anche la categoria dedicata alle cantinette per la conservazione dei vini resta di costante interesse per gli amanti del mondo wine (+8% nel bimestre febbraio-marzo 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019). 

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Un terzo delle famiglie non ha computer o tablet in casa

Un terzo delle famiglie non ha computer o tablet in casa. Lo rileva un'indagine dell'Istat riferita agli anni 2018-2019. In particolare il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o piu'. La percentuale di chi non ne possiede sale al 70,6% tra le famiglie di soli anziani (65 anni e piu'), ma scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenne. L'impatto del livello di istruzione e' molto forte: nelle famiglie mediamente piu' istruite (in cui almeno un componente e' laureato) la quota di quanti non hanno nemmeno un computer o un tablet si riduce al 7,7 per cento. Nel 22,7% delle famiglie sono meno della meta' i componenti che hanno a propria disposizione un pc da utilizzare. Solo per il 22,2% delle famiglie e' disponibile un computer per ciascun componente. Particolarmente penalizzate sono le famiglie del Mezzogiorno dove 4 su 10 non hanno pc o tablet. Fanno peggio delle altre regioni la Calabria e la Sicilia (rispettivamente 46% e 44,4%). E' piu' elevata nel Mezzogiorno anche la quota di famiglie con un numero di computer insufficiente rispetto al numero di componenti: il 26,6% ha a disposizione un numero di pc e tablet per meno della meta' dei componenti e solo il 14,1% ne ha almeno uno per ciascun componente. Viceversa, nelle regioni del Nord, la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa e' maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio.Nel Nord, inoltre, la quota di famiglie in cui tutti i componenti hanno un pc sale al 26,3 per cento. 

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Smart working nella Pubblica Amministrazione sale al 73,2%

Sempre piu' alta la quota di dipendenti pubblici che lavora in smart working. Al momento, secondo i dati diffusi dalla ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, lavora da casa il 73,2% dei lavoratori, considerando anche le unita' di personale in telelavoro. Gli ultimi dati indicavano una percentuale attorno al 69%. "Lo smart working nella Pa sta diventando la normalita' per far fronte all'emergenza. Diffonderli e valorizzarli e' importante , anche perche' stimola una forma di competizione positiva tra le amministrazioni", afferma la ministro che indica come le amministrazioni centrali hanno superato il 90%. I dati, suddivisi per regione, indicano come si sia oltre il 90% in Abruzzo (dove tutti lavorano in smart working), nel Lazio (96,6%) nella provincia di Trento (94,8%) e nella Toscana (94,4%). Le percentuali piu' asse sono invece nella Basilicata (48,9%), Veneto (51,9%), Friuli Venezia Giulia (55,7%) e Sicilia (60%). In Lombardia, la regione piu' colpita dal coronavirus, la quota di smart working dei lavoratori pubblici si attesta all'88,7%

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Studio Cgia, in un mese persi 7 miliardi nell’artigianato

 Almeno 7 miliardi di euro. A tanto ammonta la stima della perdita di fatturato che a livello nazionale le imprese artigiane subiranno in questo mese di chiusura a causa del Coronavirus (dal 12 marzo al 13 aprile 2020). A fare i conti e' stato l'Ufficio studi della Cgia. I comparti piu' colpiti sono anche quelli piu' rappresentativi di tutto il settore: le costruzioni, ad esempio, vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi (edili, dipintori, finitori di edifici, etc.) la manifattura di 2,8 miliardi (metalmeccanici, legno, chimica, plastica, tessile-abbigliamento, calzature, etc.) e i servizi alla persona di 650 milioni di euro (acconciatori, estetiste, calzolai, etc.)

Una situazione, quella che sta vivendo l'artigianato in queste settimane, molto difficile che si sovrappone ad un quadro generale altrettanto pesante che negli ultimi 10 anni ha visto crollare il numero delle imprese presenti in questo settore. Tra il 2009 e il 2019 - sono i calcoli della Cgia - le aziende artigiane che hanno chiuso definitivamente sono state poco meno di 180 mila (per la precisione 178.664), pari al -12,2 per cento. Se nel 2009 lo stock era pari a 1.465.949, al 31 dicembre dell'anno scorso il numero e' sceso a 1.287.285. La regione che ha subito la flessione piu' elevata e' stata la Sardegna (-19 per cento). "Quasi il 60 per cento della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni - fa notare il segretario Renato Mason - riguarda attivita' legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web, della comunicazione, si stanno imponendo. Purtroppo, le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell'artigianato e la vita di molti quartieri e citta'"

A fronte delle difficolta' che certamente si intensificheranno nei prossimi mesi, la Cgia ha elencato 25 vecchi mestieri artigiani che, gia' in forte agonia, rischiano di scomparire definitivamente dalle nostre citta' e dai paesi di campagna, o professioni che sono in via di estinzione a causa delle profonde trasformazioni tecnologiche in atto.  Tornando alle chiusure imposte dalla legge in queste ultime 2 settimane a causa del Covid 19, sono 752.897 le imprese artigiane che sono state costrette a sospendere l'attivita' (pari al 58,5 per cento del totale); il conto sale a 799.462 se si considerano anche le attivita' per le quali e' prevista la possibilita' di fare solo somministrazione per asporto. A livello regionale si sono registrate punte del 65,6 per cento in Toscana, del 63,9 per cento in Valle d'Aosta e del 61,1 per cento in Umbria. Le realta' meno interessate dalla chiusura sono state la Basilicata (52,9 per cento), la Calabria (52,5 per cento) e infine la Sicilia (48,9 per cento). A livello territoriale e' il Mezzogiorno la macro area dove la caduta e' stata maggiore. Tra il 2009 e il 2019 in Sardegna la diminuzione del numero di imprese artigiane attive e' stata del 19 per cento (-8.092). Seguono l'Abruzzo con una contrazione del 18,8 per cento (-6.788), l'Umbria, che comunque e' riconducibile alla ripartizione geografica del Centro, con - 16,2 per cento (-3.945), il Molise con il 16,1 per cento (-1.230)

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Reddito delle famiglie in calo nel quarto trimestre 2019

Nel quarto trimestre 2019 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici e' diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Lo ha fatto sapere l'Istat nella sua ultima nota relativamente al reddito e risparmio delle famiglie nel quarto trimestre del 2019. La flessione del potere d'acquisto e' risultata piu' marcata (-0,4%) come conseguenza della dinamica positiva dei prezzi. Nel quarto trimestre 2019, infatti, il deflatore implicito dei consumi e' aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre 2019 e' stata pari all'8,2%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La lieve flessione riflette la sopra citata diminuzione del reddito disponibile a fronte di una stazionarieta' della spesa per consumi finali. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre del 2019 e' stato pari al 5,7%, invariato rispetto al trimestre precedente, per la flessione degli investimenti fissi lordi dello 0,3% e della gia' segnalata contrazione del reddito lordo disponibile. (

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