Primo Piano

Vendemmia 2017 in Abruzzo, Coldiretti: stangata sulla quantità ma bene sulla qualità

Una vendemmia che verrà ricordata per una quantità tra le più scarse del dopoguerra ma una qualità fortunatamente salva. E’ quanto emerge da una indagine di Coldiretti Abruzzo mentre sta per concludersi la raccolta annuale dell’uva caratterizzata da un forte calo di produzione determinato dal bizzarro andamento climatico dovuto a siccità persistente ed importante. Risultato: una diminuzione dal 30% al 40% su una produzione media di circa 4.500.000 quintali di uva e 3milioni di ettolitri di vino di cui almeno un milione a denominazione di origine per un totale di circa 18mila aziende vitivinicole attive (e sempre a più alta specializzazione) su una superficie agricola complessiva di oltre 32mila ettari (di cui circa 3.600 a biologico). Insomma, mancherà sugli scaffali una bottiglia su tre di vino abruzzese rispetto al 2016, ma il vino sarà comunque di ottima qualità. Anche perché, mai come quest’anno, a fare la differenza sarà la bravura e la competenza dei viticoltori che hanno saputo intervenire con le irrigazioni di soccorso e con una raccolta anticipata su alcune varietà. I vitigni più conosciuti e diffusi si confermano anche quest’anno Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano, anche se negli ultimi anni stanno riscuotendo sempre maggiore interesse il Pecorino, la Passerina, il Moscato, la Cocciola e il Montonico.     

“La vitivinicoltura abruzzese è oggi una realtà importante – dice Coldiretti Abruzzo – tanto che l’Abruzzo può considerarsi oggi tra le regioni in cui il vino – con particolare riferimento al Montepulciano - ha saputo imporsi fino a diventarne l’immagine di riferimento, con una filiera che costituisce il principale comparto agricolo regionale (21% dell’intera PLV, la più elevata incidenza tra le regioni italiane) e una produzione media di vino rappresentata dal 70% di vini rossi e da un restante 30% di bianchi. Una realtà sempre più fiorente anche per i numerosi apprezzamenti che arrivano dall’estero, che si traducono con una crescita delle esportazioni che hanno registrato un aumento dell’8% nel 2016 con un positivo trend confermato anche dai dati relativi ai primi mesi del 2017 e che, a fine anno, potrebbe addirittura migliorare”.

 

immagine di repertorio

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Ronci: ‘Sistema produttivo dell’Abruzzo cambi passo’ 

Dal 2014 al 2016 le imprese abruzzesi, secondo l'economista Aldo Ronci, hanno subito una flessione di 2.435 unita' pari a -1,87%, valore peggiore dello 0,77% nazionale. Le considerazioni di Ronci su variazioni imprese nel periodo in esame e distribuzione attivita', oltre che su flessione popolazione, indicano che "il sistema produttivo abruzzese ha bisogno di cambiare passo e cio' - dice in una nota - puo' avvenire solo se si riesce a migliorare la competitivita' delle imprese (in particolare delle micro-imprese) e l'intervento della Regione Abruzzo piu' importante ed efficace in questo senso deve orientarsi nella messa a disposizione di servizi e risorse capaci di attivare innovazioni". A livello provinciale, per l'economista, le variazioni sono state disomogenee. L'unica ad avere segnalato un incremento e' stata Pescara (+385); hanno subito pesanti flessioni Chieti (-1.092) e Teramo (-1.082). Ha registrato un decremento piu' lieve L'Aquila (-636). Le variazioni delle imprese per attivita' economiche indicate nello studio da Ronci sono state: Agricoltura, - 1.449; Industria, - 426; Costruzioni,- 1.516; Commercio, - 487; Attivita' ricettive, + 283; Servizi alle imprese, + 470; Altri servizi, + 700. La distribuzione delle attivita' economiche in Abruzzo indica che, al 31 dicembre 2016, ha una percentuale di imprese piu' alto rispetto al valore medio nazionale l'agricoltura, che segna il 21%, a fronte del 15% italiano. Le attivita' agricole sono concentrate soprattutto nella provincia di Chieti. L'attivita' che al contrario registra una percentuale di imprese di molto inferiore a quella italiana (23%) e' quella degli altri servizi che si attesta al 19%. Le considerazioni dell'economista abruzzese indicano infine, in una nota, che "la perdita di imprese in Abruzzo dal 2014 al 2016 (-2.435) e' da ascrivere in particolare all'artigianato e comunque sarebbe stata molto piu' pesante se non si fossero verificati una forte crescita delle imprese della ristorazione e un consistente incremento nel settore dei servizi". "Se si aggiunge che nello stesso periodo - afferma Ronci - la popolazione ha subito una flessione di 11.692 abitanti e tale flessione e' stata dello 0,88% pari a due volte e mezzo la decrescita italiana di appena lo 0,32%; il PIL Abruzzese (dati Svimez) ha registrato un incremento di appena lo 0,5% pari ad un quarto di quello italiano (+1,8%) e che nel solo 2016 ha registrato una flessione dello 0,2% a fronte di una crescita media nazionale dello 0,9%, registrando il secondo peggior risultato tra le regioni italiane: "Si conferma lo stato di grave crisi in cui versa l'economia abruzzese. Il sistema produttivo abruzzese - conclude Ronci - ha bisogno di cambiare passo e cio' puo' avvenire soltanto se si riesce a migliorare la competitivita' delle imprese (in particolare delle micro-imprese) e l'intervento della Regione Abruzzo piu' importante ed efficace in questo senso deve orientarsi nella messa a disposizione di servizi e risorse capaci di attivare innovazioni".

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Popolo delle partite IVA più a rischio povertà

Le famiglie che vivono grazie ad un reddito da lavoro autonomo. il cosiddetto popolo delle partite Iva, e' quello piu' a rischio poverta'. Nel 2015, infatti, il 25,8% dei nuclei familiari di questa categoria e' riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio poverta' calcolata dall'Istat. Praticamente una su quattro si e' trovata in seria difficolta' economica. E' quanto emerge da un'analisti della Cgia di Mestre, secondo cui per i nuclei in cui il capofamiglia ha come reddito principale la pensione, invece, il rischio si e' attestato al 21%, mentre per quelle che vivono con uno stipendio-salario da lavoro dipendente il tasso si e' fermato al 15,5%. 

In buona sostanza, i dati presentati dall'Ufficio studi della Cgia ci dicono che la crisi ha colpito soprattutto le famiglie del cosiddetto popolo delle partite Iva: ovvero dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti, dei liberi professionisti e dei soci di cooperative. Il ceto medio produttivo, insomma, ha pagato piu' degli altri gli effetti negativi della crisi e ancora oggi fatica ad agganciare la ripresa ed e' piu' a rischio poverta'. A questo proposito va tenuto conto che rischio di poverta' e' un indicatore previsto da Europa 2020. Si tratta della percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente (dopo i trasferimenti sociali) inferiore ad una soglia di rischio di poverta', fissata al 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare disponibile equivalente. Nel 2015, ultimo dato disponibile, la soglia di poverta' totale (calcolata sui redditi 2014) e' stata pari a 9.508 euro annui. "A differenza dei lavoratori subordinati - fa notare il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - quando un autonomo chiude definitivamente l'attivita' non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Perso il lavoro ci si rimette in gioco e si va alla ricerca di una nuova occupazione. In questi ultimi anni, purtroppo, non e' stato facile trovarne un altro: spesso l'eta' non piu' giovanissima e le difficolta' del momento hanno costituito una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso forme di lavoro completamente in nero". Dalla Cgia fanno notare che, al netto dei collaboratori coordinati continuativi, dal 2008 ai primi 6 mesi di quest'anno lo stock di lavoratori autonomi (ovvero, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, i coadiuvanti familiari, etc.) e' diminuito di 297.500 unita' (-5,5%). Sempre nello stesso arco temporale, la platea dei lavoratori dipendenti presenti in Italia e' invece aumentata di quasi 303.000 unita' (+1,8%). "Fino ad una decina di anni fa - prosegue Zabeo - aprire una partita Iva era il raggiungimento di un sogno: un vero status symbol. L'opinione pubblica collocava questo neoimprenditore tra le classi socio-economiche piu' elevate. Oggi, invece, non e' piu' cosi': per un giovane, in particolar modo, l'apertura della partita Iva spesso e' vissuta come un ripiego o, peggio ancora, come un espediente che un committente gli impone per evitare di assumerlo come dipendente". L'avvento della crisi, purtroppo, ha colto questi indipendenti del tutto impreparati e solo qualche mese fa si e' arrivati finalmente all'approvazione dello Statuto del lavoro autonomo che ha introdotto una serie di diritti fortemente richiesti dalla categoria. "E' importante - dichiara il Segretario della Cgia Renato Mason - che siano stati riconosciuti, specie per i lavoratori autonomi piu' mobili, dei vantaggi fiscali per chi investe nell'aggiornamento professionale. Senza contare che finalmente sono state ampliate le tutele nelle situazioni di maternita', congedi parentali e malattia grave. Inoltre, e' importante che anche per gli autonomi siano stati definiti i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali con la Pubblica amministrazione e si possano costituire reti di professionisti per partecipare a gare pubbliche". Sempre tra il 2008 e i primi mesi di quest'anno, a livello territoriale il popolo delle partite Iva ha segnato la contrazione piu' marcata in Emilia Romagna (-12,7%), in Calabria (-12%), in Liguria e in Abruzzo (entrambi i casi con una riduzione del 10,4%). La ripartizione geografica piu' colpita da questa moria, invece, e' stata il Mezzogiorno (-7%) Infine, il reddito delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo ha subito in questi ultimi anni (2008-2014) una "sforbiciata" di oltre 6.500 euro (-15,4%), mentre quello dei dipendenti e' rimasto quasi lo stesso (-0,3%). In aumento, invece, il dato medio dei pensionati e di quelle famiglie che hanno potuto avvalersi dei sussidi (di disoccupazione, di invalidita' e di istruzione) che sono stati erogati ai nuclei piu' in difficolta' (+8,7% pari a +1.941 euro).

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Centrale unica di committenza, risparmi per 75 milioni di euro in Abruzzo

La stima sull'abbattimento dei costi per la Regione Abruzzo, in relazione all'acquisto di beni e servizi per il tramite della centrale unica di committenza, e quindi di domanda aggregata, si aggira intorno ai 75 milioni di euro annui, che equivale al 10 per cento della spesa attualmente sostenuta". Lo ha ribadito, questa mattina, il presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso, in apertura del convegno "Obblighi e opportunita' del procurement pubblico - il ruolo del soggetto aggregatore", in corso di svolgimento all'Aurum di Pescara. Un confronto di alto livello che, nella sessione mattutina, ha visto relatori il presidente del corso di laurea magistrale in scienze delle amministrazioni, Salvatore Cimini, il presidente della sezione di controllo della Corte dei Conti per l'Abruzzo, Antonio Frittella, il procuratore capo di Chieti Francesco Testa e il vice segretario generale di Palazzo Chigi con delega all'innovazione, Luigi Fiorentino. "Occorre ritrovare le ragioni di una spesa pubblica che non sia indecorosa - ha dichiarato D'Alfonso - ma per fare questo e' necessaria una spending review intelligente, che non tagli le risorse indiscriminatamente, ma che abbia la forza di entrare nel merito. L'efficacia dell'acquisto - ha proseguito - rappresenta, del resto, proprio il contrario dell'atteggiamento burocratico, perche' richiede studio, analisi e approfondimento". D'Alfonso si e' poi soffermato sulla importantissima novita' legislativa rappresentata dalla introduzione della figura del soggetto aggregatore. "I normatori - ha detto - hanno concepito la centralizzazione della stazione appaltante e la misurazione dei risultati. Tuttavia, bisogna fare attenzione affinche' la centrale unica degli acquisti non si trasformi in centrale unica degli affari. A tal proposito, c'e' bisogno di una continuita' di tensione morale che, evidentemente, in passato, e' venuta meno. Poteva conoscere la pubblica amministrazione italiana quanto costasse e quanto valesse effettivamente un bene o un servizio, se e' stata massacrata per anni da 36mila operatori di contrattualistica pubblica? Ecco perche' - ha concluso - c'e' bisogno di cultura dell'aggregazione, di una cultura dei dati, di una cultura dell'efficacia della decisione pubblica. C'e' da lavorare molto in questa direzione anche in Abruzzo, che pero' si deve liberare dall'abbraccio delle societa' di assistenza tecnica che, capaci di un lavoro prezioso in alcuni contesti, hanno fatto ormai il loro tempo, come testimonia un recente studio di Svimez".  La sessione pomeridiana si aprira' alle 16 con i saluti del direttore generale della Regione Abruzzo Vincenzo Rivera e dell'assessore alla programmazione economica e sanitaria Silvio Paolucci, cui seguira' la relazione del commissario nazionale alla spending review Yoram Gutgeld. A seguire gli interventi di Antonio Samaritani, direttore generale Agid, Angela Adduce, dirigente della Ragioneria Generale dello Stato, Alessandra Boni, Intercenter soggetto aggregatore Emilia Romagna e Anna Casini presidente Itaca e vice presidente Regione Marche, Tommaso Miele presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l'Abruzzo, di Fabio Brusamarello, direttore della centrale acquisti Ikea Italia e di Carlo Tamburi, direttore Country Italia Enel. Le conclusioni sono affidate al presidente Luciano D'Alfonso e al vice ministro dell'economia Enrico Morando

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Sclocco: 1,5 mln di euro per progetti per l’infanzia

Quasi 1 milione 500mila euro del fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile sarà destinato all'Abruzzo grazie a tre progetti che hanno partecipato con successo al Bando Prima infanzia 2016. Un risultato che l'assessore alle Politiche sociali, Marinella Sclocco, ha voluto evidenziare nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta, questa mattina, a Pescara, nella sede della Regione.

Si tratta del progetto "la Cittadella dell'Infanzia" con capofila la cooperativa sociale Orizzonte di Pescara presieduta da Grazia Giallorenzo che beneficerà di un finanziamento di 615mila euro, del progetto "Cavoli a merenda - bionido solidale" con capofila l'associazione l'"Arca di Francesca" presieduto da Biancamaria Rulli che potrà contare su risorse pari a 390mila euro ed infine del progetto "PRIMA - Prevenzione dei rischi per l'infanzia e la maternità assistita" con capofila l'associazione focolare Maria Regina, illustrato da Sabrina De Flavis, che si avvarrà di un sostegno di 390mila euro.

L'iniziativa, nata grazie ad un protocollo tra Governo e Fondazioni bancarie, mette a disposizone risorse finalizzate progetti per la tutela dell'infanzia dell'adolescenza. "Sono orgogliosa di questo risultato che ha premiato la qualità dei nostri progetti - ha esordito Marinella Sclocco - esaltando, al tempo stesso, la capacità di lavoro dei partenariati che hanno saputo fare sintesi delle molteplici esperienze e competenze. Quello che possiamo definire la capacità di fare rete. Basti pensare - ha aggiunto l'assessora - che degli otto progetti finanziati al gruppo delle quattro Regioni del centro Italia  (Umbria-Marche-Abruzzo e Molise), ben tre sono stati proposti da realtà associative abruzzesi ed avranno ricadute positive sul nostro territorio".

Il progetto "La cittadella dell'infanzia", rivolto alla prevenzione del disagio dei minori, prevede una rete di servizi sul territorio: sportelli di prima accoglienza e ascolto, focus per giovani madri, attività integrate per il sostegno alla genitorialità e l'allestimento di uno spazio protetto per incontri tra genitori e figli nei casi di separazioni conflittuali.

Il progetto di "Bionido solidale Cavoli a merenda" nasce in risposta ad una richiesta esplicita delle famiglie di Bucchianico, da bisogni non espressi ma segnalati dall'amministrazione comunale e ad un obiettivo condiviso da tutti gli attori coinvolti nel progetto di mettere insieme i propri beni e le proprie competenze per contribuire alla nascita di legami di reciprocità con una particolare attenzione alle famiglie fragili ed a rischio di esclusione sociale. A tal proposito, il Comune di Bucchianico ha messo a disposizione un terreno agricolo di circa 5000 metri quadrati, adiacenti all'asilo, che verrà diviso in piccoli orti sociali, curati in parte dai genitori e in parte da cittadini sensibili a questa forma di impegno sociale lavorativo che produrranno cibo biologico per la mensa scolastica, migliorando le qualità dei pasti offerti ai bambini.

Il progetto PRIMA intende, invece, sperimentare un modello di intervento preventivo su due macro-aree: l'area metropolitana pescarese e l'area metropolitana rappresentata dalla città di Teramo e dal continuum della costa teramana. Tale progetto intende lavorare sulla prevenzione della povertà educativa integrando enti pubblici e terzo settore, con la sperimentazione dell' home visiting che in Abruzzo non è mai stata attivata. 

I partner pubblici che non gestiscono budget, come le ASL di Teramo e  Pescara ed  i Comuni di Pescara, Roseto, Pineto e Teramo, con i quali l'associazione Focolare Maria Regina ha già collaborato in diversi contesti, si occuperanno della rete di sorveglianza e screening all'interno dei punti nascita degli ospedali e dei servizi sociali

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Sanità, Asl Chieti condannata a pagare 900 mila euro per la morte di una donna

Per il decesso in ospedale di una donna di Lanciano, di 77 anni, la Asl Lanciano-Vasto-Chieti e' stata condannata a circa 900 mila euro di risarcimento danni ai famigliari. La sentenza e' del tribunale civile di Chieti, giudice estensore Camillo Romandini. Per i sanitari dell'ospedale di Chieti, dove la paziente era stata ricoverata l'8 ottobre 2012 per un intervento all'anca, poi deceduta il successivo 20 novembre, la donna era morta per vecchiaia (marasma senile), invece dal procedimento civile e' stata accertata la grave ed esclusiva responsabilita' dei sanitari del nosocomio teatino. Dopo l'intervento di natura ortopedica sono subentrate delle complicazioni dovute ad emorragie, infezioni e nuove operazioni, anche al fegato che e' stato danneggiato. Con un'importante sentenza il tribunale civile di Chieti ha cosi' condannato la Asl al risarcimento totale di 846 mila euro agli eredi. Difatti oltre ai tre figli, liquidati con 170 mila euro ciascuno, il giudice ha risarcito anche i cinque nipoti della donna, ognuno con 50 mila euro, e le tre nuore, 10 mila ciascuna, motivato dal forte legame affettivo. Nei confronti della paziente deceduta il risarcimento e' stato di 56 mila euro per i giorni in cui e' stata ricoverata. Danno non patrimoniale passato agli eredi. I famigliari sono stati patrocinati dall'avvocato Alessandro Di Martino. Perito di parte Giorgio Bolino di Roma. Nella sentenza si sottolinea inoltre che le responsabilita' mediche sono emerse dall'attento lavoro del ctu Ildo Polidoro, di Pescara, che ha individuato, attraverso puntuale ricostruzione del percorso clinico, gli errori di carattere medico-infermieristico e di intervento, sgombrando ogni dubbio sulle vere ragioni della morte della paziente. 

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Istat, si rafforza la crescita dell’economia italiana

 "In un quadro economico internazionale favorevole, si rafforza la crescita dell'economia italiana, sostenuta dal settore manifatturiero e dagli investimenti. Prosegue il miglioramento dell'occupazione, che interessa anche i giovani e le donne. L'indicatore anticipatore torna ad aumentare rafforzando le prospettive di crescita a breve termine". Lo rileva l'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. Insomma, per l'Istat "le aspettative di crescita per i prossimi mesi appaiono favorevoli: a settembre l'indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un incremento significativo, trainato dai miglioramenti dei giudizi sulla situazione economica italiana e delle aspettative sulla disoccupazione. Anche l'indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento, confermando il trend positivo dei mesi precedenti per tutti i settori, ad eccezione dei servizi. I segnali di miglioramento dell'economia italiana sono confermati anche dall'indicatore anticipatore che torna ad aumentare, confermando il rafforzamento delle prospettive di crescita a breve. 

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Olio, la produzione è in leggera ripresa

La produzione italiana di olio extravergine d'oliva è in leggera ripresa ma le stime per la campagna 2017/2018 restano ancora lontane dagli standard di un'annata olearia ordinaria. È quanto emerge dall'indagine eseguita dall'osservatorio di mercato del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori nell'ultima settimana di settembre, che prevede un incremento medio complessivo del 50% per la stagione 2017/2018 (273.000 tonnellate) rispetto alla campagna olivicola 2016/2017 (182.325 tonnellate). Il segno positivo, però, non deve ingannare perché la campagna dello scorso anno, caratterizzata in molte zone da scarica produttiva, è stata tra le peggiori degli ultimi decenni. Se raffrontata con la campagna 2015/2016 (474.620 tonnellate prodotti), infatti, la produzione prevista per quest'anno è ancora fortemente negativa in tutte le regioni, segno evidente di come la ripresa definitiva del settore sia ancora lontana. Tra i fattori che hanno determinato questo risultato l'andamento climatico e, in particolare, la siccità, che ha causato cascola anticipata di fiori e fruttificazione ridotta. La pioggia delle ultime settimane, però, ha in parte mitigato, soprattutto al Sud, gli effetti deleteri del caldo torrido, garantendo anche per quest'anno un prodotto di grande qualità. Entrando nel dettaglio regionale, la Puglia resta la Regione leader con il 55% dell'intera produzione nazionale e con un incremento, rispetto all'anno scorso, del 45% della produzione

 Balzo in avanti significativo rispetto al 2016 anche per altre Regioni del Centro e del Sud, come Calabria, Sicilia, Basilicata e Abruzzo, mentre Toscana (-30%) e Umbria (-20%), a causa della carenza idrica, ridurranno di molto la produzione. "Eravamo fortemente preoccupati per la siccità e per alcune malattie, come la Xylella nel Salento o la Tripide dell'Olivo in Calabria, ma fortunatamente i dati in nostro possesso sono confortanti anche se c'è ancora tanto da fare'', ha rivelato il presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori. "Dai riscontri dei dati sulle rese forniti dai primi frantoi aperti si registrano anche percentuali di estrazione al di sopra della media del periodo che fanno ben sperare per il prosieguo della stagione molitoria", ha continuato Sicolo. Il CNO riunisce su tutto il territorio nazionale 24 organizzazioni di produttori, di livello provinciale, interprovinciale e regionale. Gli olivicoltori aderenti sono 135.000 e gestiscono complessivamente circa 140.000 ettari di oliveti. 

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Regione Abruzzo, partono nuovi concorsi

La Giunta regionale intende procedere nell'opera di riorganizzazione della macchina regionale, "una forte azione di rinnovamento accompagnata dallo snellimento della dotazione organica regionale, da nuove procedure concorsuali, da un diverso sistema di formazione, con una differente regolamentazione del rapporto tra Regione e assistenza tecnica e progressioni di carriera per gli interni". E' quanto emerso a L'Aquila, nella riunione tra il presidente Luciano D'Alfonso e le organizzazioni sindacali con all'ordine del giorno la riorganizzazione degli Uffici della Giunta regionale, lo sviluppo delle risorse umane e il Programma dei fabbisogni 2017-2019. Presente anche il capo Dipartimento Fabrizio Bernardini. "Faremo concorsi - ha detto D'Alfonso - capaci sia di valorizzare gli interni sia di attenere la regione all'esterno: 50 funzionari e 12 dirigenti con possibilita' di ulteriori assunzioni degli idonei. Scommetteremo in formazione poiche' il diritto di progressione di carriera e' un diritto costitutivo di un'organizzazione del mondo del lavoro"

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Istat: ad agosto cala disoccupazione giovani, al 35,1%

Cala la disoccupazione giovanile. Ad agosto, secondo le stime provvisorie dell'Istat, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 35,1%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è invece pari al 9,5% (cioè poco meno di un giovane su 10 è disoccupato). "Tale incidenza risulta invariata rispetto a luglio", ha spiegato l'Istituto. Il tasso di occupazione dei 15-24enni cresce di 0,1 punti, mentre quello di inattività cala di 0,1 punti. Guardando alle altre classi di età, il tasso di occupazione nell'ultimo mese cresce tra i 25-34enni (+0,8 punti percentuali) e gli ultracinquantenni (+0,1 punti) mentre cala tra i 35-49enni (-0,2 punti). Il tasso di disoccupazione cala tra i 25-34enni (-0,8 punti) e gli ultracinquantenni (-0,1 punti) mentre cresce tra i 35-49enni (+0,1punti). Il tasso di inattività cala tra i 25-34enni (-0,2 punti), cresce tra i 35-49enni (+0,1 punti), rimane stabile tra gli over 50. quello giovanile al 35,1% (-0,2 punti

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