Cronaca

Don Giampietro Pittarello in pensione, il sindaco dona una targa

“A Don Giampietro Pittarello, sacerdote infaticabile, che ha saputo donarsi completamente, in 33 anni di servizio sacerdotale, trasformando una parrocchia di periferia in una fucina di donne e uomini impegnati in ambito civile, in un luogo ideale per trasformare le idee in progetti concreti e solidali, in un ambiente fecondo per molti giovani che hanno trovato la strada della fede”. Questa la motivazione della targa consegnata dal sindaco Francesco Maragno a don Giampietro,  parroco di San Giovanni Bosco per tutto il tempo del suo sacerdozio, ora in pensione. «Don Giampietro -  sottolinea il sindaco -  è stato un punto fermo per la città di Montesilvano, una vera istituzione nel segno della carità e dell’altruismo. Penso al grandissimo lavoro fatto nella mensa di via Lanciano, solo per citare uno dei moltissimi progetti che ha curato per la città e per le persone bisognose. Attraverso questa simbolica targa abbiamo voluto testimoniargli il nostro riconoscimento per il grandissimo lavoro che ha svolto, sempre in maniera schiva e con oculata riservatezza per tutta la comunità».

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Spaccio di cocaina, 4 condanne a Teramo

La droga arrivava dalla Campania, per poi essere spacciata lungo la costa teramana. Almeno secondo l'accusa che questa mattina ha portato alla condanna, al termine del processo davanti al giudice Lorenzo Prudenzano, di un tunisino e tre italiani.

Il processo, che rappresentava uno stralcio di un procedimento che tra il 2014 e 2015 aveva portato in carcere 15 persone tra tunisini ed italiani, ha visto la condanna ad 8 mesi per M.D.S., 52 anni, di Mosciano, ad un anno per D.P., di 48 anni, di Ascoli, e per la compagna I.F., di 34 anni, e ad un anno e 3 mesi con contestuale revoca della sospensione condizionale della pena di una precedente condanna per M.B.A, di 27 anni. Per tutti il giudice ha disposto la condanna in continuazione con precedenti sentenze. Il pm di udienza aveva chiesto condanne fino a 7 anni

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Carabinieri trovano hashish sotto al davanzale di una finestra di un istituto superiore

Un involucro contenente oltre 20 grammi di hashish è stato trovato in un istituto superiore di Chieti nel corso di un controllo dei carabinieri della Stazione di Chieti principale e del Nucleo Operativo e Radiomobile. Lo stupefacente era nascosto sotto al davanzale di una finestra.

I militari, che si sono avvalsi di due unità cinofile, hanno anche perquisito alcuni studenti, ma senza trovare altro. L'hashish è stato sequestrato a carico di ignoti, ma si indaga per risalire all'identità di chi lo deteneva a fine di spaccio. I controlli dei Carabinieri nelle scuole teatine continueranno nei prossimi giorni.

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Mirò, il Tar fissata l’udienza di merito a febbraio

Il Tar di Pescara ha fissato per l'8 febbraio 2019 le udienze per la discussione nel merito dei ricorsi riguardanti la realizzazione del centro commerciale 'Mirò' a Chieti, noto come Megalò 2: lo ha reso noto il Wwf Chieti Pescara che, insieme a Confesercenti, Confcommercio e Cna, si batte contro la costruzione dell'opera la cui procedura è oggetto anche di un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Pescara. Con l'assistenza legale dell'avvocato Francesco Paolo Febbo, inoltre, sta per essere presentato un ricorso al Tar anche contro la proroga dei titoli edilizi concessa dal Suap Chietino-Ortonese alla società Sile Costruzioni che intende realizzare l'insediamento. In particolare, l'8 febbraio 2019 verranno discussi al Tar sia il ricorso che la Regione Abruzzo ha presentato per chiedere l'annullamento della conferenza dei servizi del Comune di Cepagatti, sia il ricorso presentato dalla Sile per chiedere l'annullamento dei giudizi negativi espressi e ribaditi in varie sedute dal Comitato regionale per la valutazione dell'impatto ambientale. Nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo ha già esaminato le due questioni, interconnesse, non concedendo la sospensiva. Nel caso del ricorso contro le conclusioni della conferenza dei servizi di Cepagatti perché, si legge nell'ordinanza, "le esigenze del ricorrente appaiono meglio tutelabili con la sollecita definizione del giudizio nel merito" e perché "l'autorizzazione alla voltura dei titoli edilizi impugnata non preclude l'adozione dei provvedimenti di competenza della Regione ricorrente per la salvaguardia degli interessi cui è istituzionalmente preposta". Per quanto riguarda il ricorso presentato dalla Sile, secondo il Tar le esigenze del ricorrente, cioè della Sile, sono meglio tutelabili col rapido giudizio di merito e la sospensiva non applicabile, "non risultando adottati allo stato dai Comuni interessati i consequenziali provvedimenti sollecitati dal provvedimento impugnato".

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Assalti a bar-tabaccheria a Lanciano, quinto colpo in 20 giorni 

Quinto assalto notturno in venti giorni ai bar-tabaccheria di Lanciano. Intorno all'1.45 quattro persone, una delle quali faceva da palo hanno sfondato con una mazzetta in ferro la vetrina blindata di un bar in via per Treglio, mentre in città era in corso la tradizionale apertura delle 'Feste di Settembre'. Una volta divelta la finestra in tre, incappucciati, sono entrati nel locale e hanno portato via stecche di sigarette e una macchinetta cambia soldi delle slot machine. Al momento del furto è scattato l'allarme. Le telecamere interne ed esterne hanno registrato l'arrivo e la precipitosa fuga di un'auto, probabilmente la stessa utilizzata in colpi precedenti. Indagano i carabinieri di Lanciano, coordinati dal capitano Vincenzo Orlando. 

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Una cantina e un ristorante finiscono nel mirino del Nas

Carenze igienico sanitarie e mancata tracciabilità dei prodotti: è quanto hanno accertato i Carabinieri del Nas di Pescara, in collaborazione con i colleghi del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil) dell'Arma, nel corso di un controllo in una cantina vinicola con annesso ristorante della provincia di Chieti. All'esito dell'accertamento è stata disposta la sospensione dell'esercizio commerciale. In particolare, nella cantina sono state riscontrate irregolarità nei cartelli dei vasi vinari e sulle partite di vino in lavorazione, mentre nel ristorante i militari del Nas hanno accertato carenze igieniche e in materia di procedure di rintracciabilità degli alimenti. Il dirigente del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (Sian) della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti ha quindi disposto la sospensione dell'attività, del valore di circa due milioni di euro. Il proprietario è stato segnalato all'autorità amministrativa

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Lanciano, assistente sociale e impiegata del comune aggrediti

Un'assistente sociale e un'impiegata del settore Politiche Sociali del Comune di Lanciano sono state brutalmente aggredite e picchiate da un uomo che le accusava della responsabilità per avergli tolto l' affidamento di due figlie minori finite in una casa di accoglienza. L'episodio è avvenuto poco dopo le 16 mentre l' uomo, unitamente alla moglie, stava svolgendo con l'assistente sociale un incontro protetto per poter vedere le figlie. Improvvisamente avrebbe avuto uno scatto d'ira e avrebbe sbattuto l'assistente sociale contro un muro, picchiandola ripetutamente al volto e allo stomaco, mentre contemporaneamente l'impiegata ha cercato di proteggere la collega e anche lei ha ricevuto un violento pugno sul viso. Le due donne sono state accompagnate dall' ambulanza del 118 al pronto soccorso di Lanciano dove sono attualmente sottoposte a cure mediche. Sul posto è giunta una pattuglia del Commissariato di Lanciano. 

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Migrante trova un portafogli e lo riporta a carabinieri

Trova un portafoglio con denaro, libretti postali, carte di credito e lo porta ai carabinieri: Daouda Traorè, giovane migrante maliano, accompagnato dalla operatrice della struttura di accoglienza del posto, Sonia Ciarfella, si è recato con il ritrovato nella stazione di Moscufo per cercare di contattare il legittimo proprietario, un 70enne della zona. Daouda aveva trovato la borsa vicino alla chiesa del paese e si è subito dato da fare con l'operatrice per contattare le forze dell'ordine

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Pescara, i carabinieri scoprono una centrale dello spaccio di droga

Sgominata centrale dello spaccio a Pescara dai carabinieri della Compagnia adriatica, che nell'ambito dell'operazione "Rancitelli", hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare, nei confronti di tre persone, emessa dal Gip presso il Tribunale di Pescara, su richiesta della locale Procura, per i reati di spaccio continuato di sostanze stupefacenti in concorso, estorsione continuata in concorso e detenzione illegale di arma comune da sparo.

Il provvedimento restrittivo scaturisce da una mirata attività investigativa avviata dalla Stazione Carabinieri di Pescara Scalo nel novembre 2016 a seguito della denuncia sporta da un assuntore della zona, con le indagini, che hanno visto impegnati i militari in numerosi servizi di osservazione, pedinamento e controllo e che sono state corroborate da specifiche attività tecniche, hanno consentito di documentare l'esistenza di un'intensa attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina perpetrata nel pescarese fin dal mese di novembre 2015, ricostruendo così il modus operandi degli spacciatori, tutti residenti a Pescara. Nello specifico è stato accertato che i tre hanno ceduto numerose dosi di cocaina a due consumatori locali, con frequenza quasi settimanale facendosi pagare la cifra di circa 100 euro al grammo. In diverse circostanze, è capitato che gli spacciatori cedessero "a credito" la droga chiedendo successivamente ai due malcapitati di saldare i debiti, ovviamente maggiorati, che sono divenuti, con il passare del tempo, sempre più onerosi.

Alla fine uno dei due giovani, ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri, dopo aver sborsato decine di migliaia di euro per varie cessioni e, che per recuperare denaro, era stato costretto a svuotare i conti bancari e chiedere addirittura un finanziamento di 20mila euro per far fronte alle sempre più pressanti richieste di denaro, con maggiorazioni anche del 60% rispetto alla somma inizialmente pattuita.

In totale l'assuntore sarebbe arrivato a pagare 60mila euro fra contanti e gioielli. Dai militari è stato anche appurato che i modi utilizzati dai tre per riscuotere quanto dovuto erano davvero crudi: oltre alle gravi minacce via telefono e via messaggio del tipo "ti spezzo le gambe" e simili e le continue visite sotto casa dei genitori del ragazzo, in una circostanza lo avrebbero addirittura legato ad una sedia minacciandolo di morte puntandogli una pistola alla testa.

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