L’Osservatorio

Cambia il paniere Istat, entrano bici elettrica, zenzero e web Tv

Si rinnova, come ogni anno, il paniere Istat su cui l'Istituto rileva i prezzi al consumo attraverso l'ingresso di prodotti che hanno acquisito maggiore rilevanza nella spesa delle famiglie. Quest'anno entrano tra i beni alimentari, frutti di bosco e zenzero; nei trasporti, la bicicletta elettrica e lo scooter sharing. Entra inoltre nel paniere la cuffia con microfono (tra gli apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici), l'hoverboard (tra gli articoli sportivi) e la web TV (nell'ambito degli abbonamenti alla pay tv). Ad arricchire la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati, entrano nel paniere tavolo, sedia e mobile da esterno (tra i mobili da giardino), pannoloni e traversa salvaletto (tra gli altri prodotti medicali) e i prezzi dell'energia elettrica del mercato libero, affiancano quelli del regime di maggior tutela nel contribuire alla stima dell'inflazione. Escono dal paniere il supporto digitale da registrare e la lampadina a risparmio energetico.

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Italiani hanno pagato in media 1.200 euro per le bollette

Nel 2018 le famiglie italiane per pagare le bollette di luce e gas hanno speso in media circa 1.200 euro. A fare qualche calcolo e' stato l'Osservatorio sull'energia di Facile.it che, analizzando un campione di oltre 63mila contratti raccolti nel corso del 2018, ha potuto stimare con buona precisione il peso che hanno le bollette sui budget dei consumatori italiani. Nello specifico, per l'energia elettrica una famiglia media italiana lo scorso anno ha pagato 417 euro, mentre per il gas ha speso 762 euro. Essendo la tariffa dell'energia elettrica nel mercato tutelato uguale in tutta la Penisola, la differenza dell'importo totale della bolletta tra una regione e l'altra e' legata in modo diretto al consumo di KWh annuo per nucleo. Analizzando i contratti raccolti nel 2018 da Facile.it emerge che la regione con i valori piu' alti di consumo (e quindi i costi maggiori in bolletta) risulta essere la Sardegna; nell'Isola una famiglia media consuma 2.334 KWh e paga, sotto regime tutelato, 502 euro l'anno. Seguono in classifica le famiglie del Veneto, con un consumo di 2.134 KWh e una bolletta annua di 460 euro e quelle della Sicilia, dove il consumo medio e' di 2.079 KWh e il costo della bolletta e' pari a 448 euro l'anno. 

Sul fronte opposto, invece, le regioni dove sono stati stimati i consumi di energia mediamente piu' bassi per famiglia sono la Toscana (1.727 KWh e una bolletta di 378 euro), la Liguria (1.736 KWh e un costo annuo di 380 euro) e l'Abruzzo (1.824 KWh, spesa annua 394 euro). La tariffa del gas nel mercato tutelato, a differenza di quanto avviene per l'energia elettrica, varia a seconda delle aree del Paese. E' proprio la tariffa base che, insieme al consumo di gas per nucleo, contribuisce a determinare le differenze territoriali del costo della bolletta. Dall'analisi dei contratti emerge che i cittadini che nel 2018 hanno pagato il conto piu' alto sono quelli dell'Emilia-Romagna; qui una famiglia media spende 863 euro l'anno. Seguono le famiglie del Veneto (841 euro l'anno) e quelle del Friuli-Venezia Giulia (830 euro). Guardando la graduatoria nel senso opposto, invece, si trovano la Liguria, regione dove una famiglia media paga solo 617 euro l'anno e la Calabria, dove il costo della bolletta e' pari a 653 euro l'anno per nucleo familiare

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Agroalimentare, lo Svimez invita a puntare sulla qualità

 "Il 2017 e' stato un altro anno difficile per l'agricoltura italiana, ma, in questo contesto, il Mezzogiorno ha avuto una performance migliore di quella del Centro-Nord, grazie al settore olivicolo e all'aumento dell'export agricolo". Lo ha detto nel suo intervento a un convegno a Napoli promosso dalla Confederazione italiana agricoltori, Luca Bianchi, direttore Svimez. "All'aumento del valore aggiunto agricolo nel 2017 ha contribuito, infatti, soprattutto il Sud, con 13 miliardi e 178 milioni di euro (+6,1% rispetto al 2016, a fronte del +2,5% nel Centro-Nord). I settori che nel 2018 maggiormente hanno risentito delle avversita' metereologiche sono stati quelli del vino (-14% della produzione), dei cereali (-11,7%), della frutta (-6,15), con particolare riferimento alle mele (-18,2%). L'olio, invece, dopo un 2016 molto critico, ha aumentato la produzione del 17,3%, che tuttavia non e' stato sufficiente a recuperare i livelli produttivi del passato. La Calabria - prosegue - e' l'unica regione che dal 2016 al 2017 ha visto crescere (+6,5%) il valore aggiunto agricolo, anche in maniera consistente. Fatta eccezione per l'Abruzzo che cresce dello 0,3%, tutte le altre regioni meridionali registrano variazioni negative, prima tra tutte la Sardegna (-5,6%). La Campania, in analogia con le altre regioni meridionali, vede calare il valore aggiunto dell'1,3% a valori concatenati mentre cresce del 4% circa a prezzi correnti. 

Cresce, invece, l'export agricolo meridionale. Nel 2017 le esportazioni sono state pari ad oltre 7 miliardi. Tuttavia il contributo complessivo del Sud all'export agroalimentare resta contenuto seppur in crescita: il 17,4% di quello nazionale, con una crescita al Sud nel 2017 di oltre il 3%. Ma il 2017 e' stato un anno di ripresa degli investimenti: +3,3, sebbene e' ancora marcata la differenza Nord-Sud: l'agricoltura meridionale ha investito circa 2,2 miliardi di euro, a fronte dei 7,1 miliardi di euro nel Centro-Nord. Per quanto riguarda le produzioni tipiche a indicazione geografica nelle regioni del Mezzogiorno, a fine 2017 nel Mezzogiorno risultano riconosciute 64 Dop, e 44 Igp: il 37% del totale nazionale. Il 73% dei prodotti riconosciuti si concentra in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Crescono poi le imprese agricole giovanili al Sud, sebbene l'aumento ha interessato piu' il Nord (+9%) e il Centro (+12,5%), e meno il Mezzogiorno (+1,9%).

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Istat, Pil in calo dello 0,2 per cento nel quarto trimestre

Nel quarto trimestre del 2018 l'Istat stima che il prodotto interno lordo (Pil), sia diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e sia aumentato dello 0,1% in termini tendenziali. Il quarto trimestre del 2018 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017.

La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Nel 2018 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,8%. La variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1% (nel 2018 vi sono state tre giornate lavorative in più rispetto al 2017). Si sottolinea che i risultati dei conti nazionali annuali per il 2018 saranno diffusi il prossimo 1° marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali verranno presentati il 5 marzo.

La variazione acquisita per il 2019 è pari a -0,2%.

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Affitti, prezzi stabili nel 2018

I canoni di locazione delle abitazioni si sono mantenuti stabili nel corso del 2018 con le città capoluogo che trainano le richieste sotto l'impulso di una domanda di locazioni residenziali vivace. E' quanto risulta dall'indagine di fine anno di Idealista.it effettuata su 61.740 annunci in 160 comuni italiani Il 2019 sarà sulla stessa falsariga, perchè la richiesta di mobilità da parte delle persone va aumentando. In particolare in 14 regioni sulle 20 monitorate hanno chiuso l'anno in saldo positivo con gli incrementi più sensibili in Valle d'Aosta (9,8 %), Molise (8,1%) e Basilicata (7,9%). Da segnalare anche i balzi di Lombardia (6,1%) e Toscana (5%). Tra le macroaree che hanno segnato variazioni negative spiccano Lazio (-2,2%), Liguria (-2,3%) e Umbria (-6,6%). Tra le città 53 comuni capoluogo sugli 80 rilevati dall'Ufficio studi di idealista hanno evidenziato incrementi delle richieste dei canoni di locazione negli ultimi dodici mesi. I maggiori aumenti spettano a Verona (14,9 %), Crotone (12,3%) e Treviso (10,8%) , dall'altro lato, i decrementi maggiori si registrano a Chieti (-14,9%), Grosseto (-12,2%) e Sassari (-11,3%).I grandi mercati segnano un andamento chiaramente rialzista, con le sole eccezioni di Roma (-0,9%) e Genova (-8,3%). I prezzi hanno accelerato ulteriormente a Bologna (10,6%), Venezia (10,1%), Napoli (8,6%), Firenze (8,1%) e Milano (7,8%), segnando un anno all'insegna dei rincari sul fronte delle richieste dei proprietari. In virtù degli ultimi incrementi, Milano è sempre più cara per gli affittuari con una media di 18,8 euro metro quadro mensili. Alle sue spalle ci sono Firenze (16,5 euro) e Venezia (15,5 euro) davanti a Roma, con 13,5 al metro quadro. Chiudono la graduatoria Cosenza (4,4 euro), Chieti (4,3 euro) e Caltanissetta (3,8 euro)

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Coldiretti, 2018 record dello spumante in Italia e estero

In una fase di acquisti stagnanti, con un aumento dell'8% la bevanda che fa registrare il maggior aumento degli acquisti in Italia è lo spumante che mette a segno anche il record delle vendite all'estero con un balzo del 14% per un valore superiore a 1,5 miliardi, fuori dai confini nazionali, durante il 2018. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sul prodotto agroalimentare Made in Italy che ha realizzato le migliori performance nell'anno appena trascorso. Poco meno di 700 milioni di bottiglie di spumanti italiani, sottolinea la Coldiretti, sono state stappate nel 2018, fra mercato interno e estero. Si tratta, rileva Coldiretti, "degli effetti della destagionalizzazione dei consumi che ha fatto diventare lo spumante un prodotto da uso quotidiano, non più ristretto al festeggiamento delle ricorrenze". All'estero finiscono oltre 500 milioni di bottiglie pari al 70% della produzione nazionale di bollicine. Fuori dai confini nazionali i consumatori più appassionati sono gli inglesi con le bottiglie esportate che fanno registrare nel 2018 un aumento del 9% nelle vendite, mentre gli Stati Uniti restano al secondo posto nonostante il balzo del 14% e in posizione più defilata sul podio si trova la Germania, che "incassa" una crescita del 7%. Lo spumante italiano, aggiunge la Coldiretti, "piace molto anche in Russia, visto l'incremento del 22% nonostante le tensioni e i problemi causati dal perdurare dell'embargo su una serie di prodotti agroalimentari Made in Italy". Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono tra gli altri il Prosecco, l'Asti e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese, tanto che proprio sul mercato transalpino si registra l'incremento maggiore delle vendite con un eccezionale +27%. Sul futuro pesa però il rischio Brexit. Secondo Coldiretti, con quasi una bottiglia esportata su due consumate dagli inglesi, è il Prosecco il prodotto simbolo del Made in Italy in Gran Bretagna che rischia di essere più duramente colpito dalle barriere tariffare e dalle difficoltà di sdoganamento che potrebbero nascere da una uscita dall'Unione Europea senza accordo.

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Crescono nel 2017 le imprese agricole giovanili al Sud

 Crescono nel 2017 le imprese agricole giovanili al Sud dopo il calo degli anni precedenti. Lo rivela il direttore Svimez, Luca Bianchi, in occasione del convegno della Cia a Napoli, 'L'agricoltura e' sistema rurale'. "Il numero delle imprese agricole giovani e' calato sensibilmente fino al 2015, per poi registrare una ripresa - riferisce Bianchi nel suo intervento - che nel 2016 ha interessato maggiormente il Nord e il Centro (rispettivamente +9% e +12,5%) e meno il Mezzogiorno (+1,9%), mentre nell'ultimo anno il Mezzogiorno si e' allineato alle tendenze generali (+5,9% a fronte di una media nazionale del +5,6%)". Questo dato, ha proseguito, "e' ancora piu' significativo se si considera che nel 2017 lo stock totale di imprese agricole non e' aumentato rispetto all'anno precedente (-0,3% in Italia e -0,4% nel Mezzogiorno)"

Sul fronte delle produzioni tipiche poi, a fine 2017 nel Mezzogiorno risultano riconosciute 64 Dop (Denominazione Origine Protetta) e 44 Igp (Indicazione Geografica Protetta): il 37% del totale nazionale. Il 73% dei prodotti riconosciuti si concentra in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Nel dettaglio, sono 30 tra Dop e Igp in Sicilia, 23 in Campania, 20 in Puglia, 18 in Calabria, 10 in Abruzzo e Basilicata, 8 in Sardegna e 6 in Molise. "Al di la' del numero - osserva Bianchi - e' interessante valutare il fatturato all'origine dei prodotti di qualita': la Campania con 366 mln nel solo comparto food e' la piu' importante regione del Sud (circa il 50% del totale Sud), grazie soprattutto al Consorzio della mozzarella di bufala Dop". Nel comparto dei vini, al Sud si registra il 16% della produzione nazionale di Dop e il 32% di IGP. Sul fronte delle produzioni a Indicazione geografica, quindi, la fotografia realizzata restituisce l'immagine di un ambito dalle considerevoli potenzialita' per il prossimo futuro secondo una traiettoria che, se ben governata, consentirebbe di sviluppare e valorizzare in ottica sistemica la produzione agroalimentare, il relativo territorio e il retroterra culturale. 

 

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Bolzano è la città più cara d’Italia

Una stangata pari a 632 euro in più di spesa a famiglia in un solo anno. E' schizzata dell'1,8% l'inflazione a Bolzano dove i prezzi dei beni di consumo, sulla base dei dati registrati nel 2018, sono aumentati al punto da fare attestare il capoluogo del Trentino Alto-Adige al primo posto fra le città più care d'Italia. Stando alla classifica stilata dall'Unione Nazionale dei Consumatori, in termini di aumento del costo della vita, sulla base dell'inflazione media registrata dall'Istat, nella Top Ten delle città dove si spende di più al secondo posto si colloca Reggio Emilia, terza Forlì/Cesena. Più conveniente invece è la vita a Potenza, Ancona e Caltanissetta. 

Al secondo posto fra le città più care d'Italia, l'Unc colloca Reggio Emilia che, con un incremento dei prezzi pari all'1,8%, registra una spesa annua supplementare di 505 euro, terza Forlì/Cesena, dove l'inflazione dell'1,7% implica un'impennata del costo della vita pari a 477 euro. Al quarto posto della classifica si attesta Lecco che, con rialzo dei prezzi dell'1,7%, ha un salasso, per una famiglia media, pari a 472 euro su base annua. Al quinto posto, Ravenna, dove l'inflazione dell'1,6% determina una batosta annua pari a 449 euro. Ben 4 città dell'Emilia Romagna sono nella top ten -Reggio Emilia, Forlì, Ravenna e Bologna- mentre sono 2 quelle della Toscana (Pistoia al 7° posto con 429 euro e Arezzo in ottava posizione con 403 euro) e della Lombardia (oltre a Lecco, Lodi con 444 euro). Le 3 città con i minori rincari del 2018 sono, invece, Potenza, che con l'inflazione media più bassa, +0,3%, registra, per una famiglia tipo, un aggravio annuo di spesa di appena 63 euro, Ancona, il capoluogo di regione più conveniente, dove la seconda inflazione più bassa (+0,4%) genera un esborso aggiuntivo di soli 87 euro e Caltanissetta, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari, nel 2018 a 117 euro.

 Confrontando i dati a livello regionale, la classifica dell'Unc colloca Cuneo, in termini di aumento del costo della vita, come capoluogo di provincia più caro del Piemonte (1,5% l'inflazione, +395 euro i rincari del 2018), per la Liguria è La Spezia (+1,7%, +391 euro), per il Veneto è Padova (+1,4%, +369 euro), per il Friuli-Venezia Giulia è Pordenone (+1,3%, +322 euro). Nel centro Italia, per l'Umbria è Terni (+1,5%, +337 euro) il capoluogo di provincia più caro, per le Marche è Ascoli Piceno (+1,7%, +342 euro), per il Lazio è Roma (+1,1%, +266 euro), anche se la Capitale si colloca solo al 43° posto della classifica generale, per l'Abruzzo è Pescara (+1,2%, +243 euro). Nel Sud Italia, infine, per la Campania è Benevento (+1,4%, +292 euro) il capoluogo più caro, per la Calabria è Reggio Calabria (+1,2%, +225 euro), per la Sicilia è Siracusa (+1,5%, +293 euro), la città più cara delle Isole, per la Sardegna è Cagliari (+1%, +197 euro).

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Pagamenti elettronici alla Pubblica Amministrazione, il 64,8 % degli italiani li ha provati

Gli italiani che hanno provato ad effettuare, almeno una volta, un pagamento elettronico nei confronti della pubblica amministrazione sono pari al 64,8%. È questo il dato che emerge da un'indagine condotta da Quorum/YouTrend per conto di C4DiP - Consumers For Digital Payments, la coalizione composta da Movimento Difesa del Cittadino, Assoconsum e Udicon che promuove i pagamenti digitali tra i cittadini e sensibilizza le istituzioni alle esigenze dei consumatori. Sebbene il numero di transazioni digitali siano in aumento e la moneta elettronica negli ultimi anni abbia visto un'accelerazione considerevole, il 19,4% delle persone che hanno risposto in maniera affermativa al sondaggio ammette di non aver potuto effettuare pagamenti elettronici presso Pubblica Amministrazione. Tale resistenza nei confronti di nuove forme di pagamento sembra accentuarsi al Centro Italia con una percentuale del 27,4% e in misura minore del Sud, con il 21,6%, dove si registra tuttavia una maggior concentrazione di persone (44,3%) che non ha mai provato a utilizzare tali strumenti. Si allarga così un gap non solo geografico, ma anche sociale, che se da una parte riflette la volontà dei cittadini di pagare la PA attraverso strumenti digitali, dall'altra denota l'impossibilità di farlo. Secondo i risultati emersi dal sondaggio, il livello di conoscenza sull'obbligo di accettazione del pagamento elettronico è alquanto diffuso tra gli italiani (51,6%), e ancora più rilevante è il dato che sottolinea come una percentuale molto alta della popolazione (65,7%) ritenga un proprio diritto poter effettuare pagamenti elettronici verso la Pubblica Amministrazione, anche quando si tratta di importi relativamente bassi.

Addentrandosi, successivamente, sulla conoscenza da parte di consumatori della piattaforma PagoPA - sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la PA - emerge che solo 4 italiani su 10 hanno sentito nominare questa piattaforma e, scendendo ancor più nel dettaglio, solamente il 17,1% degli intervistati ha una vera idea di come funzioni tale strumento. Una buona percentuale di intervistati, il 57,9%, afferma infatti che proprio la Pubblica Amministrazione dovrebbe promuovere la conoscenza di PagoPA per incentivarne l'utilizzo; inoltre, il 37% sostiene che avere la possibilità di pagare la PA con strumenti elettronici crei una notevole opportunità per educare e sensibilizzare i cittadini stessi a utilizzare questi strumenti.

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Cibo a domicilio, aumenta la richiesta di alimenti salutari

Aumenta la richiesta di alimenti salutari anche per il food delivery. A dirlo è Just Eat, l'app per ordinare online pranzi e cene a domicilio in tutta Italia e nel mondo, attraverso il suo Osservatorio sui Food Trend, che analizza i dati degli ordini a domicilio da oltre 10.000 ristoranti in 1.000 città italiane, e che svela la crescente passione degli Italiani per l'healthy food anche a domicilio, raccontando quali saranno le tendenze 2019, con le cucine e i piatti particolarmente salutari più in voga. Questi i 5 trend per il 2019 dell'Healthy food delivery: spopola il poké (piatto tipico della cucina nativa hawaiana a base di pesce crudo) con +2000% di richieste; segue il menu veggie-vegan con +157%; le specialità di pesce con +77%; e ancora il vegetariano e vegano con +74%; e le insalate con +30%. All'interno di questi trend, c'è un'impennata negli ordinativi per gli hamburger (vegetariani, vegan, avocado e quinoa), per la pizza margherita senza glutine e le insalate componibili con gli ingredienti desiderati, i bagel e le centrifughe. Pollo e pesce si posizionano tra i primi 10 piatti in crescita, sempre con cotture healthy, mentre le vellutate spaziano con tantissimi ingredienti diversi, "only veg", per la maggior parte bio e con materie prime rigorosamente di stagione. E per gli ingredienti, largo ai superfood: curcuma, zenzero, cavolo nero, fagioli rossi e quinoa. La cucina healthy spopola soprattutto a Roma, seguita da Milano, da un'insolita Pescara e da Torino. Seguono Ferrara, Parma, Napoli, Bologna e Firenze Gli ordini di cibo sano, fa sapere Just eat, sono aumentati di oltre il +150% negli ultimi sei mesi.

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